I numeri
Le cifre più dure che questo dataset sostiene, ciascuna con quello che non dice scritto accanto. Un numero condiviso viaggia senza la sua pagina: quello che gli sta attorno deve reggere da solo.
Calcolate sul corpus aggiornato al 13 settembre 2026. Nessuna è scritta a mano: se il corpus cambia, cambiano. Come rifare questi conti.
7.869.669 giorni
di ritardo accumulati sui termini che la legge stessa si era data per 1512 provvedimenti attuativi, previsti da 86 atti del corpus. Sono 21.546 anni messi in fila: in media 14,2 anni per ciascun adempimento.
Cosa non dice: che quei provvedimenti non siano mai stati adottati. Il conteggio misura termini scaduti, non attuazioni mancate — se il decreto è arrivato in ritardo, il ritardo c’è comunque, ma non è un buco. La verifica in Gazzetta Ufficiale non l’abbiamo ancora fatta, ed è il motivo per cui nessuna singola mancata attuazione è pubblicata come segnalazione.
100 atti
ancora in vigore oggi rinviano a una norma che è stata cancellata dall’ordinamento. Chi li applica trova un richiamo a un testo che non c’è più e deve ricostruire da sé quale disciplina si sia messa al suo posto. Il rinvio più vecchio punta a una legge abrogata 10 anni fa.
Cosa non dice: che siano tutti errori. Un rinvio può essere recettizio — aver incorporato il testo richiamato una volta per tutte — e allora l’abrogazione successiva non lo tocca. Distinguere i due casi richiede di leggere la singola norma, e questo lo facciamo scheda per scheda, non a colpi di statistica.
56 atti
continuano a richiamare Decreto legislativo 12 aprile 2006, n. 163, abrogato il 19 aprile 2016, cioè 10 anni fa. Una legge che non esiste più, citata come se esistesse, in atti che continuano a produrre effetti.
Cosa non dice: quanti di questi richiami creino davvero un problema applicativo. Dice che ci sono, con l’articolo esatto e la data: il resto è nelle singole schede.
73 versioni
dello stesso atto: Decreto del presidente della repubblica 16 dicembre 1992, n. 495 è stato riscritto 72 volte. Per sapere cosa prescriveva in una certa data bisogna sapere quale versione fosse in vigore quel giorno — ed è esattamente il motivo per cui questo sito tiene due assi temporali invece di uno.
Cosa non dice: che sia un difetto. Un regolamento tecnico si aggiorna, e deve. Dice quanto è difficile, per chi lo applica, sapere cosa vale oggi.
55 pronunce
della Corte costituzionale hanno dichiarato illegittima una norma presente nel corpus. La più recente è la Sentenza n. 121/2026, depositata il 6 luglio 2026. Illegittimità non è abrogazione: è come se quella norma non fosse mai esistita.
Cosa non dice: che siano tutte le pronunce della Corte. Sono quelle che colpiscono atti che abbiamo ingerito, che è una frazione della legislazione.
9 su 9
è l’accordo fra le declaratorie che leggiamo nei dispositivi della Corte e le note di aggiornamento che Normattiva scrive negli atti colpiti, sugli archi ad alta confidenza. Due fonti indipendenti che dicono la stessa cosa: è l’unica precisione che possiamo misurare senza revisione umana.
Cosa non dice: che il resto del sito sia altrettanto verificato. Sugli archi a bassa confidenza lo stesso confronto scende molto, e infatti quelli non li pubblichiamo. Le misure per intero.
Rifate i conti
Nessuna di queste cifre chiede di fidarsi di noi. Il dataset è scaricabile e le interrogazioni sono le stesse che gira il sito: si prende lo snapshot, si esegue la query, si confronta il numero. Se non torna, scriveteci — e se abbiamo sbagliato, lo correggiamo scrivendolo.